Pravli vam bomo od krivapetah, ki živijo v Nediških dolinah, od tistih zen, ki so ziviele ta pod celah, tu jamah an ta po hostieh… so miele duge lase an kar je bluo čudno, so miele noge obarnjene ta zad, takuo kar so šle napri se je zdielo, de grejo nazaj. Donas so šele med nam, samuo ki ku an krat, se na storejo videt al zapoznat.
Vi racconteremo delle Krivapete che vivono nelle Valli del Natisone, di donne che abitavano in anfratti e grotte, nei boschi…avevano lunghi capelli ma la particolarità era il fatto che avessero i piedi rivolti all’indietro …così quando andavano avanti sembava che tornassero indietro. Oggi ci sono ancora, ma come una volta non si fanno vedere o riconoscere.
…pravejo raccontano …

Sarženska
Tle an liep dokument, ki prave go mez nas. Ga je napisala Ada Tomasetig, ki lepuo vie duo smo.
Ecco il punto di vista di Ada Tomasetig, ricercatrice e narratrice, colei che ha raccolto e proposto per prima la storia della Krivapeta di Sorzento e ha poi raccolto le loro storie nel libro »Od Idrije do Nediže / Dal Judrio al Natisone«.
»Le krivapete erano creature, mitologiche, fantastiche molto sapienti, erano dee e donne insieme…
…Avevano un legame stretto con la natura, con madre natura per questo sapevano un sacco di cose, erano molto sagge, erano consapevoli che il sapere non può avere un fine proprio ma il sapere che uno ha lo deve dare, solo così ha un senso. Per questo trasmettevano il loro sapere agli uomini ma chiedevano il rispetto e questo è molto importante specialmente per noi donne… avevano una particolarità, avevano i piedi rivolti all’indietro, il viso che guardava in avanti e i piedi indietro, anche questo può essere un messaggio: i piedi rivolti verso il passato, legati alle loro radici e lo sguardo rivolto in avanti, perché bisogna vivere ed evolversi e guardare verso il futuro.«
mislijo od nas… cosa pensano di noi…

Silvano Zompicchiatti
Krivapeta al fiume
Tra gli schizzi dell’artista Silvano Zompicchiatti emerge quello che ritrae una curiosa immagine femminile dai piedi ritorti. Si tratta di una figura mitologica spesso protagonista inquietante dei racconti della tradizione popolare delle Valli del Natisone. Krivapeta così veniva chiamata. Molte sono le leggende ad essa legate che la rappresentano come una donna dall’aspetto poco gradevole e con i piedi irrimediabilmente rivolti verso l’interno. Giudicata come strega dotata di poteri malefici, veniva temuta e allontanata della società civile tanto da essere costretta a vivere una vita da eremita in grotte site lontano dal paesi.
Con lo sguardo concentrato sul suo disegno, Silvano Zompicchiatti si diletta a commentarlo offrendo una spiegazione frutto di ricerche e di attente letture da cui traspare una prospettiva estremamente interessante e dignitosa della Krivapeta.
L’evidente malformazione fisica che etichettava come un marchio indelebile queste sfortunate donne era motto spesso la conseguenza di danni provocati da parto podalico che costringeva la levatrice a difficili manovre per permettere at bambino di venire alla luce. Talvolta Ie Krivapete erano ragazze belle e ammirate dai giovani ma orgogliose al punto da rifiutarne ij corteggiamento nel momento in cui la deformità veniva sottolineata anziché accettata. Preferivano cosi abbandonare la società civile e vivere tre i boschi. I contatti tra di loro venivano mantenuti e periodicamente si riunivano presso la fonte di Star Ceded nei pressi di San Leonardo.
Attraverso una pratica attenta e costante le Krivapete apprendevano tutti i segreti e le proprietà curative di piante, fiori e bacche. Iniziarono a trarne unguenti, medicinali e rimedi vari. Non era affatto raro che la gente del villaggi le consultasse per risolvere malattie fisiche. Queste donne che la vita aveva duramente colpito, nella realtà riuscivano con tenacia a crearsi un’attività che consentiva loro di condurre un’esistenza anche senza una figura maschile al loro fianco. In un contesto in cui l’uomo veniva considerato l’unico in grado di garantire il sostentamento alla propria famiglia, queste figure femminili, libere e indipendenti, rappresentavano una minaccia per il potere maschile e di conseguenza per sminuirne l’immagine. iniziarono a venire denigrate come iettatrici, brutte e malefiche. A conclusione di questa breve narrazione possiamo forse affermare che le Krivapete rappresentarono la prima forma di femminismo nelle Valli del Natisone?

Lucia Trusgnach Škejcova
MIESTNA
Viertami al ne, krivapete mamo an tle v miestu. Jih ni dost an jih ni lahko zamerkat, če na vieš kam pogledat. Samuo če se zavidiš de ma pete obernjene, zastopiš de je krivapeta. Adna, pogost sedi na klopi tana sred placa an daje jest mačkam an galobam, v sienci dreves ki arstezvajo (uspenjajo) njih perje v luht, tamed vesokih hramov, za ušafat sončice. More bit de tala, radoviedna an kuražna, se je perbasala tu valižo kakega migranta an se je znajdla tu miestu, brez poznat poti za prit nazaj. Al pa se je naveličala bit usa sama tu host, brez bednega de jo je meu potriebo, bednega de bi jo biu poslušou, v naših praznih vaseh. Al pa, more bit de, vic ko kajšna, so se spustle do Čedada perpete za koriero an atotot, Bog vije kam so šle deleč. Nu, tu miest ni tako slavo de se na moreš pervast! Krivapete kej dielajo? Mislim de niemajo potriebo se skrivat, je puno eldi, je lahko se zamešat an, če kor, an kor dost kert, dajo rade no roko. So zamerkale de čelih majo noge ki jih uliečejo nazaj, se morejo lahko uozit z bičikleto: lepo nasade obernjene pete na pedale an gredo naprej ko striela. Če jih vidiš tazad tabo, tu špieglu, ker se uoziš po mestu, bodi šigurna de te varjejo an te popeljejo kamer cješ iti. Če si pernogah an lietaš ker se ti mudi kam, pogost autobus ti uteče, ga vidiš deleč, brez tebe. Ben, adna peršpega tazad kantona (na vidiš ko duge lase) an nanaglim se perkaže drug autobus. Ne usakert (jih je premalo), pa rata. Spijejo an živijo narvic tu mestnim parku, sa ni dost drugač ko host, an ponoc, ki so parki zaperti, nič an obedin jim na nadleguje. Kakert jim je no malo duhčas an se šele zmišliavajo na Nediške doline pa le bul riedko.
Credetemi o no, qualche krivapeta l’abbiamo anche in città. Non molte e non le scopri facilmente, se non sai come cercare. Devi accorgerti dei piedi rovesci, per esser certo di vederne una. Spesso, in piazza, sulla panchina all’ombra di alberi che protendono i rami in cerca di sole fra i palazzi, ne siede una che porta cibo a gatti e piccioni. Può darsi che questa, per curiosità o per avventura, si sia infilata nella valigia di un migrante e si sia ritrovata in città, senza sapere come tornare a casa. Oppure, si è stancata della solitudine, di non avere nessuno che ascoltasse i suoi saggi consigli nei nostri paesini deserti. Può essere anche che alcune si siano avventurate verso Cividale appese alla corriera e da lì, chissà fin dove si sono spinte. Comunque, non è che in città non ci si possa trovare bene. Cosa fanno le krivapete? Intanto, penso che non abbiano bisogno di nascondersi, si mescolano alla gente e, quando serve, danno una mano. Si sono accorte, col bikesharing, che girare in bici le libera dell’handicap dei piedi ritorti. Infilati i piedi nei pedali, filano in avanti come frecce. Se ti trovi nel traffico e la vedi nel retrovisore dell’auto, stai certo che ti scorterà fino alla meta. Se sei a piedi e hai fretta e magari pure piove, arrivi bagnata alla fermata ma vedi il tram appena partito senza di te. Ecco che interviene (te ne accorgi dai lunghi capelli che svolazzano da dietro l’angolo) e fa arrivare per te un altro tram. Non sempre, (sono troppo poche) ma succede. Dormono e vivono nei parchi cittadini che non sono poi molto diversi dai nostri boschi. Poichè la notte i parchi vengono chiusi, niente e nessuno le può disturbare. A volte la nostalgia riaffiora e pensano alle Valli del Natisone ma, bisogna dirlo, sempre meno spesso.

Loredana Drecogna nam je posvetila no poezijo
L. D. ci ha dedicato una poesia
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Usakih taužint an tkaj liet Tle m’ tiče se jokat Oh pa dragi vi judje |
Hitro tle žvince pujtà dok nazaj na bo tamà vso parpravo parnesita če kor… šila an kopita nič se nie za oščajat hitro v drievcu pa se dat. Dajmi puhac muoj oreh ki z ga ušafu dol na tleh.Pula pula kotkodek mene ice tebe drek.Suojca suojca spluj ti dol sa grazdujace mi še kor.An pinjuoli mankajo tle v gajuf ostali so.Gubančanje j’ paracjano an testuo na skali ustano seda muoram jo zavit v pec jo dat … iti po rit. Še ’no uro bomo čakal Parletiel so vsi judje Loredana Drecogna |

A proprosito di krivapete..
Mi piace proporvi il punto di vista di Ada Tomasetig, ricercatrice e narratrice, colei che ha raccolto e proposto per prima la storia della Krivapeta di Sorzento e poi
»Le krivapete erano creature, mitologiche, fantastiche molto sapienti, erano dee e donne insieme…
…Avevano un legame stretto con la natura, con madre natura per questo sapevano un sacco di cose, erano molto sagge, erano consapevoli che il sapere non puo avere un fine proprio ma il sapere che uno ha lo deve dare, solo così ha un senso. Per questo trasmetttevano il loro sapere agli uomini ma chiedevano il rispetto e questo è molto importante specialmente per noi donne… avevano una particolarità, avevano i piedi rivolti all’indietro, il viso che guardava in avanti e i piedi indietro, anche questo può essere un messaggio: i piedi rivolti verso il passato, legati alle loro radici e lo sguardo rivolto in avanti, perchè bisogna vivere ed evolversi e guardare verso il futuro.«

Pridejo krivapete, žene ki živijo po naših doline že stuotke an stuotke liet, žene, ki so vezane na njih korenine, ki so nam podarile vse njih znanje, pa..
Pa živijo skrite po jamah an rupah, jih je zlo zlo težkuo videt an zaki kar hodejo napri, se zdi de hodejo nazaj zaki imajo noge nazaj obarnjene.
Od njih pravejo vse dobre an vse slave…. pa nieso štrije
So guoril, de kar je mrak se na smie iti uoz hiše »Pridejo krivapete, vas primejo za roko an vas na bo vič. Vas popejejo du Nedižo, vas utopijo an vas uoda’ popeje du Ter«, takuo so pravli pru gu Saržent, edina vas Nediških dolin, kjer so adno ujel an keri muormo bit hvaležni zaki če znamo, kar znamo, je hvala njim.

Judje mislejo tud tuole od nas… La gente pensa anche questo di noi…
…Zjutra, kar je zvonila jutarinca, ranca nuna se je žegnila anta je paršla h sebe. Tenčas so ble Krivapete, so hodile oku zvičer, potlé ko je zvonila Ave Marija, an do zjutra so strašle ljudi. Ma donašnji dan jih nie vič, ker obeden vič ne zvoni, ne vierje …
…Al suono del mattutino, la signora, ormai defunta, si fece il segno della croce e torno in sé. Allora c’erano le krivapete che la sera, dal suono delle campane dell’Ave Maria a quello del mattino, intimorivano le persone. Ma oggi non ci sono più, nessuno suona più, nessuno crede…
(Besiede tele zemlje : proze in poezije v beneškem narečju / ZTT/EST 2004 / Luisa Battistig, 7.dičemberja)
kuo nas videjo come ci vedono
Frequently Asked Questions
Vsi guorijo od nas, ku de bi nas na bluo vič pa….
Tutti parlano di noi come se non ci fossimo più ma…
Ki dost nas je bluo, tu vsaki vas se more reč…kuo smo ble vse parjatelce… kuo je bluo lepuo se ušafovat, pit, jest, plesat…ka smo se presmejale…an od vas ja, od vaših peč
Quante eravamo, in ogni paese si puo’ dire… eravamo tutte amiche…e come era bello trovarci assieme, bere, mangiare , ballare…quanto abbiamo riso, anche di voi certo, dei vostri difetti
Krivapete, ki živijo v Nediških dolinah so žene, ki so ziviele ta pod celah, tu jamah an ta po hostieh… so miele duge lase an kar je bluo čudno, so miele noge obarnjene ta zad, takuo kar so šle napri se je zdielo, de grejo nazaj. Donas so šele med nam, samuo ki ku an krat, se na storejo videt al zapoznat.
Le Krivapete che vivono nelle Valli del Natisone sono donne che abitavano in anfratti e grotte, nei boschi…avevano lunghi capelli ma la particolarità era il fatto che avessero i piedi rivolti all’indietro …così quando andavano avanti sembrava che tornassero indietro. Oggi ci sono ancora, ma come una volta non si fanno vedere o riconoscere.
Tuole vam na bomo pravle pa!_Questo non ve lo diciamo proprio!
ŠKRAT
BI jih na rivale zaštiet… vi sta brez liet ku mi, ki smo ostal tajšni ku ki smo bli!
Non sarebbe possibile contarli…siete come noi, che siamo rimasti tali e quali eravamo!
MATAJURKA
Tle na Matajure iman tri škrate, taki so, de Buoh pomagi! Jih nie taknila žegnana uodà ne kar so se rodil, ne potle…jih muoreš klicat saldu škrat zaki niemajo imen an takuo na nikdar vieš s kuon imaš opravilo
Qui sul Matajur ho tre škrat, che Dio ci aiuti! Non hanno visto l’acqua santa nè quando sono nati nè dopo… devi chiamarli sempre škrat perchè non hanno un nome e così non sai mai con chi hai a che fare
ŠKRAT_ ŠKRAT_ ŠKRAT
ha ha ha ha…
Od nas pravejo vse dobre an vse slave….Di noi dicono tutto il male ed il bene
E le Krivapete non erano streghe, maghe… Erano donne molto sagge e intraprendenti. E se vedevano gli uomini lavorare in malo modo, cercavano di alleviare la loro fatica. Preferivano vivere nei boschi e si arrampicavano su per i dirupi.
Vivevano come donne selvagge. Avevano il tallone avanti e le dita dietro.
E vivevano in comunità. Mia zia raccontava sempre di averle viste.
Tutti sapevano che le Krivapete conoscevano cose che nessun altro al mondo sapeva. Così a volte chiedevano loro consiglio. Ma loro non raccontavano nulla. Insegnavano solo se ne avevano voglia.
An Krivapete nieso ble štrije al pa maghe, an takuo… So ble žene zlo kuštne an zlo inženjane. An če so vidle judi, de so dielal kiek narobe, so gledal, de jin bo lahnejš. An so živiele rade če po hostih an go po čelah so se pliezle.
Su živiele ku te duje žene. So miele peto ta spriet an ta zad so miele parste.
Un so miele njih skupinje. Moja zia je nimar pravla, de jih je vidla.
Vsi su viedli, de Krivapete su znale reči, ki obedan drug na sviete nie znu. Takuo punukrat su jih vprašal kajšnu rieč. Pa one niesu poviedle. Samuo če su one tiele, su jih podučile.
“Od Idrije do Nediže / Dal Judrio al Natisone”, curato da Ada Tomasetig per l’Istituto A. Tellini di Manzano, inserito nella collana editoriale “Miti, fiabe e leggende del Friuli storico” (Chiandetti editore)
…Zjutra, kar je zvonila jutarinca, ranca nuna se je žegnila anta je paršla h sebe. Tenčas so ble Krivapete, so hodile oku zvičer, potlé ki je zvonila Ave Marija do jutra so strašle ljudi. Ma donašnji dan jih nie vič, ker obeden vič ne zvoni, ne vierje …
Al suono del mattutino, la signora, ormai defunta, si fece il segno della croce e torno in sé. Allora c’erano le krivapete che la sera, dal suono delle campane dell’Ave Maria a quello del mattino, intimorivano le persone. Ma oggi non ci sono più, nessuno suona più, nessuno crede…
(Besiede tele zemlje – proze in poezije v beneškem narečju / ZTT/EST 2004 / Luisa Battistig, 7.dičemberja)
ŠKRAT
An od nas… al vesta, de če gresta doh malnu v Bijarč, na stazi je Škratova jama… ah, ha ha….
VARAT SE! Se vam skala odpre an potlè…
E di noi…sapete che lungo il sentiero che porta al mulino di Biarzo c’è una grotta degli Škrat… ah, ha ha… STATE ATTENTI! Il masso si apre e poi …
Sarženska
Gu Petjage so pravli otrokan, de če se na varnejo za cajtan dol z Nediže se jim skala odpre an potle bojo živiel tan not…
A Ponteacco quando i bambini non tornavano per tempo dal Natisone dicevano che il masso si sarebbe aperto e sarebbero finiti lì dentro..
ŠKRAT
Otroc so šrataci ku mi, rivajo an uteč.
I bambini sono monelli come noi, riescono a scappare.
Ivanka
Muč, muč ka so pravli pru gu Saržent, potle, ki si jih vse navadla..me prime fota, kar se zmislen!
So guoril, de kar je mrak se na smie iti uoz hiše »Pridejo krivapete, vas primejo za roko an vas na bo vič. Vas popejejo du Nedižo, vas utopijo an vas uoda’ popeje du Ter«.
Namest bit hvaležni za vse, kar si jih naučila… če znajo, kar znajo je hvala tebe an potle vsien nam!
Taci, taci! Sai bene cosa raccontavano proprio a Sorzento, dopo aver imparato tutto da te…mi viene un nervoso quando ci penso!
Raccontavano che all’imbrunire non dovevano più uscire di casa perché “verranno le krivapete, vi prenderanno per mano e non vi troveranno più. Vi porteranno al Natisone, vi affogheranno e l’acqua vi porterà nel Torre”. Invece di essere riconoscenti per tutto quello che hai insegnato….quello che sanno l’hanno imparato grazie a te e poi noi abbiamo aggiunto altro…
ŠKRAT ŠKRAT
Halo, halo, tle iz Ščigl vam morem reč, de niesan nikdar tegà vidu.
Krivapete nieso štrije, se jih boji samuo tek ima ki za skrivat.
Pronto, pronto qui da Cicigolis posso dire di non aver mai visto niente del genere.
Le krivapete non sono streghe, le teme solo chi ha qualcosa da nascondere
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…Zjutra, kar je zvonila jutranca, ranca nuna se je žegnila anta je paršla h sebe. Tenčas so ble Krivapete, so hodile oku zvičer, potlé ko je zvonila Ave Marija, an do zjutra so strašle ljudi. Ma donašnji dan jih nie vič, ker obeden vič ne zvoni, ne vierje …


































